The First Edition – New Christy Minstrels

Gli ex membri dei New Christy Minstrels (con l’eccezione del batterista, Mickey Jones) si divertono su The First Edition, e se fossero scomparsi dopo questo sforzo sarebbe stato un enorme oggetto da collezione. Il peccato capitale della collezione di capolavori di Lenny Kaye, Nuggets, è che “Just Dropped In (To See What Condition My Condition Was In)” non ha seguito gli Electric Prunes come seconda traccia del primo volume di quella venerata collezione, o non vi compare affatto. La psichedelica Top Five hit dell’inverno del 1968 prodotta da Mike Post e arrangiata da Al Capps potrebbe avere qualche testo che farebbe arrossire Bob Dylan, ma la chitarra fuzz della canzone, l’attitudine e il gancio sono inarrestabili. Anche il resto dell’album è di prima qualità, e suona come se i Mamas & the Papas incontrassero i primi Jefferson Airplane con Signe Anderson alla voce. È Thelma Camacho che non ha mai ottenuto il cambio di nome o il riconoscimento che meritava, ma suona benissimo su “I Get a Funny Feeling” e “Hurry Up Love”, e l’album beneficia della sua presenza. “Shadow in the Corner of Your Mind” può essere un titolo che evoca immagini di Bob Lind e Ted Nugent che martellano una canzone a tavola, forse perché sembrano ancora i New Christy Minstrels sulla copertina, e Tom Smothers che zampilla sulle note di copertina è unico, ma è stata la televisione che è stata determinante nel lanciare questo gruppo nel mainstream e la canzone di successo fa bene circondata da questo ambiente musicale. Brani come “Dream On”, co-scritta da Mike Post, suonano molto più forte di “Green Green”, “Saturday Night” e “Today”, i successi di Christy Minstrel prima che Rogers si unisse al gruppo. “Home Made Lies” ha quel riff “someday I’ll teach you real fine” da “It’s My Life” degli Animals, Mike Settle che solleva da qua e là, mentre “Marcia: 2 A.M. suona come Peter, Paul & Mary che fanno jam con Paul Kantner e “Hurry Up Love” vuole disperatamente essere girl group. L’unico inconveniente dell’album è che la band e il produttore non vanno fino in fondo nell’esplorare questi diversi stili come hanno fatto nella hit “Just Dropped In”. “Just Dropped In” non solo ha reso la voce di Kenny Rogers il primo più familiare, ma è un assalto totale ai sensi, il suo abbandono selvaggio necessario ma assente dagli altri aspetti di questo disco. “Church Without a Name” esplora – o forse gioca con – il blues, aggiungendo solo la sensazione di una band che cerca un suono. Alla fine trovarono quel suono durante la loro serie di successi dall’inizio del 1968 alla fine del 1970. Ma questo debutto è splendido ed è divertente sentirli emulare Marty Balin fin dalla prima traccia, “I Found a Reason”. Una gemma perduta che vale la pena riscoprire.

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