“Venerdi in VINTAGE”

Con DJ Angelino

Samantha Fox
Nata nel 1966 a Mile End, Samantha Fox è la figlia più grande di Patrick John Fox e Carole Ann Wilken, famiglia di commercianti della zona East End di Londra. Cantante, attrice ed ex modella classe 1966, Samantha Fox ha ottenuto una grande popolarità negli anni Ottanta grazie a due hit come “Touch Me (I Want Your Body)” pubblicata nel 1986 e “Nothing’s Gonna Stop Me Now” del 1987. In carriera ha conquistato le vette delle classifiche in Gran Bretagna, Regno Unito, Svezia e Australia. Autentico sex symbol degli anni Ottanta, ha pubblicato sette album in studio. Nel 2003 ha svelato il suo rapporto con la manager Myra Stratton (scomparsa per un tumore nel 2015). Nel 2020 era pronta a convolare a nozze con Linda Olsen, ma l’emergenza coronavirus ha costretto a rinviare il tutto a data da destinarsi.


Eight Wonder
Patsy Kensit per un decennio abbondante è stato il sogno proibito di milioni di maschi: bellissima, più di una fotomodella, raffinata ed elegante tanto da meritarsi le prime pagine dei giornali più patinati ma con un broncio da eterna ragazzina che la faceva sembrare la più bella del quartiere e non una delle donne più belle del mondo. Non era una cantante strepitosa ma esordì come voce solista del gruppo Eighth Wonder, l’ottava meraviglia. Un nome senza dubbio evocativo. Gli Eighth Wonder in realtà iniziano senza Patsy: la band era guidata da suo fratello Jamie e aveva qualche velleità in un periodo in cui cominciavano a esplodere le prime boy band e le ragazze di tutto il mondo si spaccavano tra Duran, Spandau e Depeche Mode. Jamie, chitarrista di discreto talento aveva scritto alcune canzoni e aveva provato a inciderle a più riprese rimediando anche qualche contrattino per alcuni live del venerdì sera universitario. Jamie e Patsy (Patricia Jude Francis) erano figli della buona borghesia, vivevano ad Hounslow, non avevano problemi di soldi e si potevano permettere le migliori scuole private compresa quella di recitazione. Patsy a quattro anni fece il suo esordio in uno spot per il talco, poi parecchia pubblicità prima di puntare a cinema e teatro. La band del fratello, cinque anni più grande di lui, ingrana ma fino a un certo punto: il gruppo si chiamava Spice. Nell’aprile del 1984 il cantante originale del gruppo abbandona portandosi via le sue canzoni e quello che resta della band si ritrova nel garage dei Kensit a provare qualcosa senza avere brani propri e nemmeno una voce. La carriera degli Eighth Wonder non sarà molto lunga, due soli dischi e una manciata di singoli. Ma in Italia tutti si ricordano di Patsy per due fatti molto particolari: nel 1987, con la band ormai destinata a sciogliersi e Patsy, con due film in uscita e altri quattro in produzione, ormai proiettata verso il cinema. La band si presenta a Sanremo ma nel bel mezzo dell’esibizione alla cantante si stacca una spallina. La Rai, in diretta, mostra tutto. You Tube non c’era…. Ne nascerà un piccolo scandalo così com’è abituale costume sanremese perché molti ipotizzarono che la cosa fosse stata architettata o dalla stessa cantante o da qualcuno del suo entourage. Patsy, molto offesa, respingerà qualsiasi accusa parlando di incidente involontario.

Falcoo

La sua Der Kommissar è stata forse la prima canzone che ho canticchiato con talmente tanta insistenza da beccarmi una nota in classe. Il problema è che non riuscivo a smettere, quel “po po po” mi frullava a random nella testa e il tipo con gli occhiali scuri che cantava quel brano era troppo curioso e affascinante agli occhi del ragazzino di seconda elementare che ero.Lui si chiamava Falco, ed effettivamente era parecchio diverso dagli altri. Intanto non era inglese o americano, come la maggior parte dei musicisti che affollavano le classifiche. Veniva dall’Austria, patria di grandi compositori classici ma non certo di popstar. Vestiva elegante, ispirandosi smaccatamente al Bowie della trilogia berlinese, con i capelli scuri impomatati, gli immancabili occhiali da sole e le barre in tedesco quando nessuno in Europa sapeva cosa fosse il rap.Un tipo davvero singolare, che seppe catturarmi completamente, come sapevano fare i tipi più incredibili, quelli che quando passavano in tv non potevi fare a meno di guardare, come il Michael Jackson che ballava indemoniato in Thriller, i dreadlocks di Marley che ondeggiavano sul prato di San Siro o i Righeira e le loro giacché colorate che cantavano di andare alla spiaggia mentre scoppiava la bomba atomica.Falco mi stregò già dal nome, figo come pochi. In realtà si chiamava Johann Hans Hölzel e si era ribattezzato Falco dopo essersi trasferito nella zona ovest di Berlino a vent’anni per cercare di sfondare con la musica. Nella città tedesca rimase stregato dalle gesta del celebre saltatore con gli sci Falko Weibflog, così sostituì la K con la C e decise che quello sarebbe stato il suo nome d’arte. Da quel giorno pretese di essere chiamato così da tutti, pure da sua madre, che si ostinava a chiamarlo ancora col nomignolo di Hansi, con suo grande disappunto.Chiariamolo subito, questo ragazzone dai capelli scuri e lo sguardo penetrante non era un tipo semplice. Parliamo di un soggetto bizzarro, estroso e molto egocentrico, una vera “diva” che poteva fermarsi a teorizzare per ore sul modello di mocassini di coccodrillo visti indosso a un collega oppure parlare di sé in terza persona, ma parliamo anche di un musicista dotato, simpatico, generoso e divertente. Il Falco che ti trovavi davanti, probabilmente, dipendeva tanto da come si svegliava quanto da cosa aveva fatto la sera prima.Musicalmente era molto preparato, nella casa in cui crebbe c’era un pianoforte e lui cominciò a suonarlo da piccolissimo. Per un periodo frequentò anche il conservatorio, anche se ben presto preferì il basso al piano, che imparò a suonare durante il servizio militare.Nel 1977, a vent’anni, dopo qualche lavoretto saltuario, Hansi salutò la famiglia e si trasferì come detto a Berlino. Di lavorare manco a parlarne, lui accettava una sola possibilità nella vita: essere una star, come David Bowie, uno dei suoi più grandi idoli.Nella città tedesca le sue notti erano lunghe e le giornate assai brevi.All’epoca girava anche un’altra teoria sul perché avesse deciso di farsi chiamare Falco, sapete? E in questa storia si parlava di notti fumose, locali fatiscenti, drogaggi vari e un amico italiano distrutto dall’eroina che al termine dell’ennesima notte di devasto si girò verso il nostro, ancora in piedi e in discreta forma, e gli disse: “Tu te la caverai sempre, tu voli alto, sei come un falco“.

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