“Venerdì in Summer”-DJA

GIPSY KING Si parte dalla Catalogna, si segue il litorale francese attraversando villaggi di pescatori, comunità agricole e terre selvagge, dove cavalli bianchi corrono liberi per la brughiera e dove si allevano tori neri da combattimento.
Siamo vicini alle antiche città di Perpignan, Montpelier e Arles.
Quest’area fertile che si affaccia sul mediterraneo, sulla quale si sono svolte tante battaglie attraverso i millenni, sede di acquedotti e anfiteatri romani, che ha ospitato personaggi del calibro di Cezanne, Van Gogh e Gauguin e a lungo rinomata per i vini pregiati e la barbarie delle sue genti è oggi celebrata come la patria dei Gipsy Kings.
I Gipsy Kings sono estremamente famosi e grandi in Brasile, molto popolari in persia, onorati ad Alamo in Texas e celebrati in Cina. Tutto questo successo è stato realizzato senza l’aiuto di video trasmessi su MTV, reality show, fidanzate famose e cattivo comportamento. Un pubblico internazionale conquistato solamente dalla musica, che ha accolto favorevolmente lo spirito dei suoi creatori. Questo non è un successo ordinario. I Gipsy Kings sono straordinari musicisti, suonare la chitarra e cantare è quello che hanno fatto da sempre i loro padri, i loro nonni e gli antenati. La musica dei Gipsy Kings è comunione, sono artisti radicati nel passato, ma proiettati nel futuro. Il gruppo si forma ad Arles, villaggio nel sud della Francia, negli anni ’70, dall’unione di due gruppi di fratelli: Nicolas, Canut, Paul, Patchai e Andre Reyes, figli della leggenda del flamenco Jose Reyes, accolgono nei Los Reyes i loro cugini Tonino, Diego, Paco, Jacques e Maurice Baliardos, a loro volta nipoti del chitarrista Manitas de Plata. L’intento è quello di suonare a matrimoni, feste, oppure semplicemente per la strada: questa vita da zingari porta al nuovo nome Gipsy Kings.

José Reyes, cantante insieme al chitarrista Manitas De Plata, ha fatto molto per diffondere il Flamenco internazionalmente, John Steinbeck, Charlie Chaplin, Pablo Picasso, Miles Davis e Salvador Dali erano fra gli ammiratori del gruppo. La Morte di José a devastato i suoi figli, ma ha condotto ad un incontro casuale con i Baliardos al pellegrinaggio Gitano di St, Marie de la Mer. In quella calda notte, si sono passati le chitarre, hanno condiviso le canzoni e il vino e la storia ha preso il via.
Inizialmente i Reyes e i Baliardos hanno lavorato per le strade di Cannes, suonavano ai matrimoni e alle feste, erano dei giovani musicisti che fondevano il Flamenco con la musica pop anglosassone e i ritmi latini. Quando un ammiratore americano disse che il nome della loro band “Los Reyes”, in inglese significava “The Kings” , “I Re”, essi capirono che erano nati per essere i Gipsy Kings, “I Re Gitani”. Entrati nel giro dei locali di St. Tropez come attrazione folkloristica, vengono notati nel 1986 dal produttore Claude Martinez, che li spinge a combinare il loro flamenco con elementi di musica pop, e ritmi di rumba sud americana, creando La Rumba Gitana. Nel 1987, l’enorme successo nazionale dei singoli “Djobi Djoba” e “Bamboleo” pubblicati da un’etichetta indipendente, gli dà ragione. Il gruppo firma un contratto con la Sony, incide il suo album di debutto omonimo, e ripete il successo anche nel resto d’Europa, persino nella inconquistabile Inghilterra. Nel 1989 diventano popolari anche in America, dove restano stabilmente in classifica per 40 settimane con il loro album di debutto omonimo “Gipsy Kings”, diventando dico d’oro, una cosa molto rara per canzoni con testi non in Inglese.

Nel gennaio 1989 i Gipsy Kings declinarono cortesemente l’invito a suonare al gala di inaugurazione della presidenza di George Bush alla Casa Bianca perché volevano stare un po’ con le loro famiglie. L’aprile successivo si esibirono alla Royal Albert Hall. Alla principessa Diana non fu concesso di assistere al concerto, ma molte superstar accorsero, George Michael non fece segreto dalla sua passione per il gruppo, Elton John prenotò due file intere, Joan Baez li invitò in studio per re-incidere una delle sue canzoni e anche Eric Clapton, impressionato dalla bravura di Tonino Baliardo, si recò nel back-stage per complimentarsi personalmente.
I Gipsy Kings con la tipica audacia di chi non ha mai dovuto imparare, mescolano stili e generi con grande gioia. Oltre alle influenze arabe e latino-americane, sono stati aggiunti alla miscela del sound della band anche un po’ di Rock e un po’ di Rai. I fondamentalisti del flamenco protestano, i guru dello show business ridacchiano e si girano dall’altra parte, poteva essere una storia dal respiro corto, se la gente non avesse chiesto a questi gitani di ascoltare quello che avevano da dire. Con la loro formula, che poggia sulla brillante chitarra di Tonino Baliardo e sulla inconfondibile voce di Nicolas Reyes, i Gipsy Kings rivestono del proprio stile persino canzoni conosciutissime come “Hotel California” e “Nel blu dipinto di blu”, facendole sembrare ballate tradizionali della regione Sevigliana, tutto molto commerciale, ma in qualche modo anche affascinante e genuinamente “popolare”.
“Mosaique”, il secondo album dei Gipsy Kings, conferma il loro acuto senso della melodia. E’ diventato disco d’oro nel giorno della sua uscita nel Regno Unito , a dimostrazione che l’entusiasmo intorno a questo gruppo non era un fuoco di paglia. Nonostante un membro del gruppo se ne fosse andato loro continuarono a marciare a pieno regime. Si susseguono “Este mundo” nel 1991, un album dal vivo nel 1992, “Love & Liberté” nel 1993 e nel 1994 “Greatest Hits” che vende più di 3 milioni di copie. Una recensione sul New York Post di “Greatest Hits” descrive così il grande appeal che la band ha : “il magnetismo dei Gipsy Kings trascende le barriere etniche, con un seguito ispano/anglo/nero unito dal desiderio di ballare. E’ musica emozionale che trasmette rabbia, disperazione e gioia pura con la stessa intensità.”

Nel 1995 i Gipsy Kings con l’album “Estrella” hanno voluto tornare alle proprie radici artistiche e culturali, facendo un tributo al popolo gitano anche attraverso un documentario, “Tierra Gitana”, che è stato trasmesso negli USA e in Europa. Oggi i Gipsy Kings vivono con le loro famiglie nel sud della Francia, la vita è cambiata per loro, non si spostano più per strada per seguire le vie dei raccolti quando ci sono periodi duri, e non viaggiano più in carovana, ma nel cuore rimangono “Gipsies”, discendenti fieri di una stirpe che ha sedotto il mondo con la musica e il ballo.

THE CREATURE  

Sono stati un gruppo musicaleitaliano, attivo principalmente negli anni ottanta, che vede tra i suoi artefici il musicista produttore SANGY (Maurizio Sangineto). Nati all’interno della celebre discoteca riminese L’Altro Mondo Studios, durante la loro carriera hanno pubblicato sette album, i primi tre dei quali sono stati distribuiti anche fuori dall’Italia, come i Paesi Bassi, la Germania e il Brasile, il quarto è la colonna sonora del film Una donna da scoprire di Riccardo Sesani.Hanno ottenuto i principali successi nel biennio 1984-1985 con i brani Maybe One Day, che entrò nella top 10 dei singoli più venduti in Italia, e Just in the Name of Love. Il gruppo partecipò tra le altre al Festivalbar che ad Azzurro. Nacquero ad inizio anno ottanta come progetto musicale della famosa discoteca riminese L’Altro Mondo Studios curato dal musicista Mario Flores. La band è inizialmente formata da un gruppo di ballerini, capitanati da Antonello Difino, che si esibiva nel locale con una scenografia fantascientifica di grande suggestione.Il loro primo album Expansion – L’Altro Mondo Studios uscì per la Spice 7 nel 1982 (ristampato nel 1983 dalla tedesca ZYX Records, nel 2008 dalla francese Vintage Records e nel 2009 dalla Antibemusic S.R.L.). Nel 1983 si aggiunge il musicista-produttore e arrangiatore SANGY (Maurizio Sangineto) tra i fondatori della dance music italiana e artefice di altri successi internazionali come Firefly e the Armed Gang. Il team Flores-Sangy produce il secondo album del progetto Creatures intitolato L’Altro Mondo Studios per la Full Time Records di Franco Donato, importante etichetta della musica dance italiana. Entrambi gli album rendevano tributo nel titolo all’omonima discoteca riminese. Da questo album fu il brano Believe in Yourself a conferìre loro popolarità a livello nazionale con le prime apparizioni televisive in programmi come Popcorn e Superclassifica Show.Nel 1984 la band realizzò la colonna sonora del film Jocks di Riccardo Sesani, un film di serie B poi divenuto di culto come uno dei pochi film, se non l’unico, a descrivere la scena italodisco.

E fu proprio in questo film che apparve per la prima volta quello che divenne poi uno dei loro singoli di maggior successo, Maybe One Day che entrò nella top ten dei singoli più venduti in Italia. Il brano fu presentato anche al Festivalbar 1984, che quell’anno vedeva la direzione artistica di Vittorio Salvetti e partecipò alla 3ª edizione di Azzurro nel 1984, nella squadra che comprendeva Mino Reitano, Daniela Goggi, Nik Kershaw e Dobrilla. Fu poi del 1985 la pubblicazione dell’album Illusion, interamente firmato dal solo da Sangy, per la Zig Zag Records, il cui omonimo singolo fu stampato dalla tedesca Chic. Sempre in questo album era poi contenuto un secondo e più noto singolo dal titolo Just in the Name of Love.Nel 1987, il loro quarto album dal titolo Una donna da scoprire (A Woman To Discover), colonna sonora composta da Sangy per il film Una donna da scoprire diretto da Riccardo Sesani e interpretato da Agostina Belli e Marina Suma.Dopo questa produzione seguirono altri tre album minori senza l’apporto musicale di Sangy: Concerto del 1988, White Flame del 1990 e Mutation dell’anno successivo.

MARTINELLI

Nella vita a volte sarebbe bello sdoppiarsi, sembrare due persone in due posti diversi. Purtroppo non è così, ma forse il gruppo di cui parliamo oggi è riuscito ad avvicinarsi a questo sogno!

Parliamo del duo Martinelli, che negli anni 80 ha fatto ballare l’intera Europa, grazie alle canzoni sul genere italo-disco.
Il duo è formato da Aldo Martinelli e Simona Zanini: Aldo produttore discografico anni 80 – 90, cantante tastierista e altri strumenti, arrangiatore elaboratore di musica, insegnante nelle scuole di stato. Diplomato in pianoforte al Conservatorio di Alessandria. Successi discografici importanti (oltre 4 milioni di dischi venduti) sono “Comanchero” (Moon Ray), “Cenerentola” (Martinelli), “Take a chance” (Bizzy & co.) (sigla della trasmissione televisiva Premiatissima 82/83 presentata da C. Cecchetto), “Under the ice” (Topo & Roby- hit top 10 in Francia), brani di altri gruppi come Doctor’s cat, Radiorama, Barbie, e altri brani firmati Martinelli come “Voice in the night”, “Revolution”, Orient-express. Ha partecipato a trasmissioni tv Discoring, Superclassifica-show, Festivalbar, Raffaella Carrà e numerose trasmissioni in Francia e Germania.

Simona Zanini, il vero volto della voce che ha firmato un’epoca della dance italiana. La cantante italo americana nasce negli Stati Uniti negli anni ’60 e si trasferisce con la famiglia in Italia dieci anni dopo, dove, appena diciottenne, a seguito di un casting a livello nazionale diretto dai Fratelli La Bionda, viene messa sotto contratto con l’allora CBS (ora Sony) per un disco sponsorizzato dalla Wrangler sotto il nome Oldaxe Band. Simona si trova subito a lavorare con i musicisti più importanti della musica leggera italiana del tempo, i fratelli Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso), Beppe Cantarelli (arrangiatore di Mina), Franco Cuffari, Dino D’Autorio.
L’esperienza la proietta nel mondo della discografia e qualche anno più tardi si trova a collaborare con un team di produttori di dance per le sue dote vocali, che insieme alla pronuncia di madrelingua inglese, rendono il prodotto credibile per l’esportazione. E infatti inizia una fortunata serie di produzioni di dance music che la vedono autrice dei testi e protagonista vocale e scalano le classifiche d’Europa. Per riuscire a sostenere le molteplici uscite del prolifico team Gatto-Martinelli-Zanini in un periodo di tempo relativamente breve, le registrazioni escono sotto nomi d’arte diversi – ma sempre con la stessa voce. Per questo motivo venivano ingaggiate diverse “ragazze immagine” per i passaggi televisivi ed il playback in discoteca o nelle rassegne musicali, non essendo necessario che le performance fossero “live”, ossia suonate da un gruppo e cantate dal vivo. Nascono, tra gli altri nomi, Doctor’s Cat, il duo Martinelli, Topo&Roby e Moon Ray, col suo successo mondiale “Comanchero”.
Nell’arco di 5 anni, dal 1983, la voce di Simona si trova ai vertici delle classifiche musicali di Francia, Germania, Italia e Svizzera sotto più nomi d’arte contemporaneamente. Ottiene dischi d’oro in tutti questi paesi. Il successo delle hit con Martinelli inducono altri produttori ad avvalersi della collaborazione di Simona per i testi e la voce: i primi successi dei Radiorama (voce principale e testi) e l’ultimo album di Valerie Dore, ““The Legend” (testi , cori e produzione), uscito con la casa discografica EMI.
Negli anni ’90 Simona continua a lavorare dietro le quinte, apre uno studio di registrazione ed insieme a Marco Tansini porta delle produzioni di musica leggera italiana anche a Sanremo giovani (Marco Armani, Lena Biolcati, Lipstick, Giampaolo Bertuzzi). Alla fine di quegli anni riprende a cantare, ma stavolta dal vivo, a livello locale, esibendosi in altri generi, rock e west coast.

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