40 anni di “Bella ‘mbriana Pino Daniele

Bella ‘mbriana”, uscito nel 1982 e di cui quest’anno ricorre il 40° anniversario. Un album molto bello che rappresenta un’ulteriore evoluzione rispetto ai precedenti verso sonorità rock e blues e che vede la partecipazione di due grandi strumentisti stranieri come il bassista Alphonso Johnson, già nei Weather Report e nella band di Santana, e Wayne Shorter, ex sassofonista degli stessi Weather Report.

Undici i brani della track list che si apre con la splendida ballata “Annarè” (forse dedicata alla sorella Anna, scomparsa all’età di tre anni, o alla stessa Anna Magnani, protagonista anche di un pezzo di qualche anno più tardi, la fascinosa “Anna Verrà”) e prosegue con il rock-funky “Tutta ‘nata storia” e la scura title track, che rievoca certe sonorità di New Orleans. Ma tutto il disco è di alto livello a partire dalla cadenzata e intensa “I got the blues”, per proseguire con la vibrante “Mo’ basta” e la lenta e jazzata “E po’ che fa”. La chiusura, invece, è affidata a una ballata più tipicamente partenopea, la malinconica “Maggio se ne va”. In occasione del Record Store Day e visto l’anniversario dei 40 anni, “Bella ‘mbriana” è stato ristampato in vinile con due outtakes aggiunte. Una bella occasione per riscoprirlo.

Bella ‘Mbriana, un personaggio antico che riposa nella tradizione napoletana. Quella stessa tradizione che forse più di ogni altra è ricca di figure “magiche”, come Partenope ed il Munaciello.

Sovente accostata ad una sorta di fata nei racconti per i più piccoli, la Bella ‘Mbriana incarna lo spirito buono della casa. È spesso raffigurata con tratti fisici rassicuranti ed una veste bianca. Ciò contribuisce a renderla una sorta di anti-Munaciello: è infatti invocabile proprio nelle situazioni difficili che turbano la serenità familiare.

Per poter ospitare la Bella ‘Mbriana bisogna però che questa percepisca serenità e non disagio: per tale ragione, tutto deve essere perfetto ed in ordine. Ancora oggi infatti le persone più anziane, ogni qualvolta entrano o escono dalla propria dimora, le rivolgono un saluto, un ossequio. E allora – come cantò Pino – “bonasera bella ‘mbriana mia, ca nisciuno te votta fora!”

Tuttavia non bisogna pensarla necessariamente con sembianze umane: se osservata, infatti, la sua immagine si trasforma in un geco sulle pareti di casa. Proprio su quei muri dove “ce sta’ ‘o core ‘e chi pava sempe e nun sente dulore”. L’origine del nome invece sembrerebbe ricollegarsi alla parola “Meridiana”: non a caso si parla di uno spirito diurno, della “controra”.

Ma ci si potrebbe chiedere: da cosa nasce il mito di ospitare questa Bella ‘Mbriana? La traduzione partenopea – che magistralmente Pino Daniele ha saputo tradurre in musica – lo racconta così: la Bella ‘Mbriana sarebbe in realtà una principessa napoletana, che vagava per i vicoli come un’ombra, poiché aveva perso la ragione a causa di un amore infelice (“bonasera a chi avanza ‘o pere c’ò core rutto”). Per proteggerla, il re suo padre la faceva seguire, ricompensando con doni anonimi, quelle case in cui la fanciulla veniva accolta e rifocillata.

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