“Keep Yourself Alive” – Queen

Dopo quasi due anni passati a perfezionare il loro ambizioso suono (in parte heavy metal embrionale, in parte opera grandiosa) attraverso prove costanti, i Queen ebbero il loro primo colpo di fortuna a metà del 1972, quando i Trident Studios, appena fondati, offrirono loro tempo di registrazione gratuito in cambio di una prova delle loro attrezzature. Questo insolito accesso ad attrezzature di registrazione di prim’ordine (anche se durante i tempi morti dello studio) permise alla band di avere tutto il tempo necessario per realizzare il loro debutto omonimo, un album che, grazie a questo raro privilegio, era tecnicamente superiore alla maggior parte dei primi sforzi. E nessun brano rappresentava meglio l’esperienza in studio e la facilità dei Queen con la tecnologia dell’eventuale apertura dell’album e primo singolo “Keep Yourself Alive”. Coniato dal chitarrista Brian May, il cui straordinario talento nel manipolare il tono e la struttura del suo strumento era già notevolmente ben sviluppato in questa fase iniziale, il testo della canzone sembrerebbe, in superficie, descrivere una band compiaciuta e soddisfatta del suo attuale destino. Ma anche se la sua performance non è così imponente come negli album successivi, basta ascoltare lo sputo di Freddie Mercury, che parla a raffica, per capire che la canzone è, in verità, un’ode incontenibile alla pura ambizione, e rivela tutto il desiderio dei Queen di raggiungere la celebrità del rock a qualunque costo. Eppure, quando fu pubblicato come singolo nel luglio 1973 (insieme a un’altra composizione di May, “Son & Daughter”), “Keep Yourself Alive” ricevette recensioni contrastanti e poco o nulla in radio. Infatti, come il primo album, non riuscì a entrare in classifica su entrambi i lati dell’Atlantico e fu considerato una delusione, lasciando il gruppo di fronte a un futuro incerto per i sei mesi che precedettero il loro terzo singolo di successo “Seven Seas of Rhye”, dopo il quale la loro fortuna cominciò finalmente a salire.

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