Viaggio nella musica(Val D’Aosta)

Oggi il nostro viaggio immaginario nell’Italia della musica fa tappa nella magnifica Val D’Aosta. E’ la regione più piccola d’Italia, il suo territorio è completamente montano, si trova in mezzo alle Alpi, a nord ovest della penisola. Confina a nord con la Svizzera, a ovest con la Francia e a sud-est con il Piemonte, territori dai quali ha avuto influenze sia nella lingua, il francese è la seconda lingua più parlata oltre l’italiano, che nei vari dialetti regionali.La città capoluogo è Aosta, di origine romana è l’unica città della regione, è situata in un fondovalle completamente circondato dalle montagne. Caratterizzata da un clima continentale più tendente a quello alpino. Infatti gli inverni spesso durano molto, con temperature rigide che si possono prolungare fino all’inizio di maggio. Le estati sono brevi ma comunque molto calde.Le tradizioni regionali sono caratterizzate dalla musica folkloristica, fatta di canti corali dal sapore montano, che seguono i ritmi lenti della vita di montagna. Le sonate valdostane echeggiano nelle manifestazioni popolari, come ad esempio i carnevali storici, durante i tipici combattimenti incruenti tra mucche o tra capre o nelle numerose feste tradizionali originate dal fervore religioso, ispirate dalla passione per la montagna o dal desiderio di rievocare la vita rurale del passato.I Canti nei diversi dialetti locali e in francese, sono accompagnati da fisarmoniche, violino, flauti, clarinetto e cornamusa, fanno parte del repertorio valdostano.Le origini del canto popolare nella Valle d’Aosta risalgono al tempo dei Salassi, canti propiziatori alle divinità, di guerra e di amore, che affermano l’indipendenza dai conquistatori Romani che ebbero grosse difficoltà a sottometterli all’aquila imperiale.I Romani, a loro volta, apportarono il loro contributo canoro ai sentimenti primitivi delle popolazioni autoctone.Più tardi i “troubadours”, cantori ambulanti del Medio Evo, in visita ai numerosi castelli nella Valle, apportarono i resoconti frammentari e leggendari delle imprese dei Paladini; la gente, affascinata da quei racconti cantati ed eseguiti su semplice linea melodica, con accompagnamento d’uno strumento a corda, accorreva nei castelli per ascoltare con particolare interesse il racconto cantato delle imprese dei loro eroi.In passato i canti popolari erano molto celebrati: durante le feste nei villaggi, nelle fiere locali, nelle manifestazioni tradizionali come la “desarpa” la festa che segna la fine della stagione estivao la famosa “Fiera di Sant’Orso” che ha origini molto antiche. Accompagnavano le cerimonie religiose come la festa delle nozze, erano celebrate nelle giornate dei “coscritti”, tutte le occasioni erano buone per terminare la giornata con qualche canto.Nelle case dove si riunivano le famiglie con parenti e amici il luogo di ritrovo dove si eseguivano i cori popolari poteva essere lo “pillo”, la stalla, o in mancanza d’altro la cantina; per la buona riuscita dell’esecuzione canora non doveva mancare la “grolla” di buon vino, che passava da una mano all’altra in senso orario, con l’augurio “porto”, equivalente al “prosit” o “ben ti faccia”.Oggi la tradizione popolare è ancora presente in tutta la regione, con diversi gruppi folk che rievocano i canti del passato.Da ricordare è la canzone popolare valdostana, “Montagnes Valdôtaines” che è stata adottata quale inno ufficiale della Regione Autonoma della Valle d’Aosta. L’ autore della melodia è Alfred Roland musicista francese vissuto nel 1800, il testo adattato alla Valle d’Aosta è opera della poetessa valdostana Flaminie Porté. La versione attuale dell’inno regionale è stata armonizzata dall’artista Teresio Colombotto. La sua enorme popolarità rispetto ad altre canzoni popolari è dovuta al fatto che per decenni è stata la sigla del notiziario radiofonico “La voix de la Vallée” trasmesso dalla sede regionale della RAI.

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