Giorgio Gaber, il Signor G

Il nostro viaggio immaginario regioni per regioni prosegue rimanendo ancora in Lombardia, non poteva mancare il grande artista Giorgio Gaberscik. Nasce a Milano nel gennaio 1939, di origini venete e triestine, alla tenera età di nove anni un infortunio al braccio sinistro gli procurò una leggera paralisi alla mano. Per avviare la rieducazione motoria dell’arto il padre gli regalò una chitarra e venne iniziato dal fratello maggiore Marcello, che sapeva già suonarla, all’esercizio dello strumento. Questo non solo si rivelò una buona tecnica riabilitativa ma aprì le porte della carriera musicale di Gaber. Tanto che per tutto il suo percorso artistico ricordò più volte che senza la malattia non sarebbe diventato quel gran chitarrista che era. Quando aveva meno di vent’anni, appassionato di jazz e rock’n’roll, suonava molto bene la chitarra, una passione che lo portò a frequentare locali jazz storici milanesi, come l’Hot club e il Santa Tecla, e conoscere altri giovani musicisti dell’epoca tra cui Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Luigi Tenco e tanti altri. Proprio insieme a loro tre condividerà gli esordi suonando come chitarrista nei celebri locali ma anche nelle balere, frequentatissime all’epoca. Passando poi ai tour in Europa con Celentano, iniziò la sua lunga carriera nel mondo dello spettacolo.Partecipa al Cantagiro e al Festival di Sanremo per quattro anni, continuando poi a suonare con il suo gruppo di giovani e irrequieti musicisti nei locali milanesi. Gaber diventa un fenomeno da palcoscenico, immediatamente riconoscibile con quella figura longilinea, il naso importante, un’eleganza garbata e irresistibilmente simpatica. La RAI infatti si accorge dell’artista portandolo alla conduzione del programma televisivo “Il Musichiere” dove canta uno dei primi brani rock in Italia, “Ciao ti dirò”. Partecipa anche alla trasmissione Canzonissima dove canta, duetta con Mina e gli altri grandi artisti italiani dell’epoca.Il cantautore nei testi delle sue canzoni inserisce richiami a tematiche profonde, come le canzoni popolari e di protesta, affrontando anche tematiche sociali e politiche, come ad esempio nei brani: “Un’idea”, “La liberta” o “Destra-sinistra”Sul finire degli anni 60 diede vita alla sua svolta più grande, quella verso il teatro-canzone. Una forma artistica sostanzialmente inedita nel nostro Paese, che lo consegnò alla storia della cultura italiana. Gaber creò un suo alter ego, il signor G, e iniziò la sua lunga serie di spettacoli teatral-musicali che arriveranno fino alle porte del nuovo millennio.“In generale l’aria della musica leggera non mi piaceva più, avevo già lavorato in televisione e la scoperta del palcoscenico, della dimensione teatrale, mi diede un altro tipo di spinta, di stimolo”, disse in un’intervista rilasciata alla rivista Blu – Il mensile di musica tutta italiana nel 1990.

Edit By Enrico

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