PAOLO FRESU, VITTORIO ALBANI, ”LA STORIA DEL JAZZ IN 50 RITRATTI”.

Da Louis Armstrong a Chet Baker, da Chick Corea a John Coltrane, passando per Ella Fitzgerald, Pat Metheny, Herbie Hancock, Miles Davis, Duke Ellington. Omaggio anche all’Italia con Enrico Rava. Cinquanta ritratti in chiaroscuro dei grandi del passato e di quelli del presente per tracciare la storia del jazz, raccontata dalla penna – e dall’esperienza sul campo – del trombettista Paolo Fresu, affiancato da Vittorio Albani.    Cento anni di uno stile che non è solo musicale, ma come ci tengono a sottolineare gli autori, anche di vita. Una musica che ha cambiato il corso del Novecento e che – viva e dinamica – continua a evolversi nel presente per proiettarsi nel futuro. “Sono solo quattro lettere, ma contengono il mondo”. Il libro (con illustrazioni di Riccardo Gola) accompagna il lettore nel lungo viaggio della musica afroamericana, diventata musica del mondo, attraverso storie di razzismo e di diritti non riconosciuti di quegli stessi artisti acclamati in club, nei quali – per il colore della loro pelle – non potevano entrare dalla porta principale. E prima di perdersi nei 50 racconti di storie straordinarie, di lotta e libertà, di attivismo contro la segregazione razziale (ma anche – dopo gli anni Sessanta – di autodistruzione e abuso di droghe e alcol, come nel caso di Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane e Sonny Rollins), il trombettista sardo racconta nella lunga introduzione – una sorta di libro nel libro – il suo personale incontro con il jazz, che ha segnato la sua vita e la sua carriera, da quando a 11 anni entrò nella banda del suo paese, per avvicinarsi prima al blues e poi al jazz, scoperto nel 1980, con il suo primo quintetto e Baker e Davis come riferimenti, e arrivare poi a suonare con i più grandi artisti in tutto il mondo (con all’attivo oltre 450 dischi registrati). “La prima volta che ascoltai il jazz fu alla radio. Ricordo che rimasi sconvolto dal suono e dalla rapidità del trombettista. […] Ritenevo il jazz una musica inarrivabile, per pochi eletti dalle capacità misteriose e straordinarie. […] Compresi che era la musica della libertà e che la grandezza di un musicista stava nella sua capacità di espandere e distorcere una semplice successione di note tanto da farla diventare altro: un’opera d’arte originale e unica”. Scorrendo tra i 50 ritratti – veloci e leggere pennellate per delineare un’epoca e una personalità – si scopre così che Louis Armstrong, “al quale tutti i musicisti jazz devono qualcosa”, finì in riformatorio a 11 anni per aver sparato un colpo di pistola e fu lì che scoprì il suo talento musicale. Di Chet Baker vengono sottolineate “la sua esecuzione, la sua articolazione, un appoggio del tutto personale, gli attacchi sempre leggeri, la sua timbrica sono le cifre assolute che lo rendono inconfondibile”.    “Letteralmente immenso” John Coltrane; “autentico genio” Miles Davis; “quintessenza del jazz” Duke Ellington; “lei, semplicemente, c’è” ed è Ella Fitzgerald; “il King of swing per eccellenza” Benny Goodman; “semplicemente unica” la voce di Billie Holiday, morta a 40 anni dopo una turbolenta esistenza.    “Ci scusiamo per tutti coloro che non abbiamo incluso, e con quanti non ritroveranno il proprio nome – si giustificano Fresu e Albani, che nelle ultime pagine lasciano spazio al lettore per compilare la sua personale lista di protagonisti del jazz -. Come in una vera orchestra, ciò che importa non è il singolo suono, ma la seducente addizione delle differenze personalità che compongono l’insieme”. 

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