“Venerdì in VINTAGE” con DjA

DjAngelino

SCATMAN JOHN

Nei primi anni ottanta lo scat ha fatto il suo ingresso anche nel reggae grazie all’eccentrico cantante giamaicano Eek-a-Mouse. Negli anni novanta è stato usato nella musica dance da Scatman John (John Paul Larkin).
Ogni cantante di scat usa una propria sillabazione caratteristica (scat words) che, insieme con il timbro della voce, lo identifica immediatamente. Lo scat è una forma di canto, quasi sempre improvvisato, appartenente alla cultura musicale del jazz. Utilizza una quantità indeterminata di fonemi a scelta dell’interprete. Nello scat il cantante fa a meno del testo e inventa un suo particolare proto-linguaggio funzionale alle proprie invenzioni ritmico/melodiche. Il canto scat è l’imitazione di strumenti musicali con la voce e quest’ultima acquista la stessa assoluta libertà articolatoria del fraseggio jazzistico degli altri strumenti dell’orchestra.

Per questo motivo lo scat non prevede l’uso di parole compiute, bensì di fonemi privi di senso dal suono accattivante che il cantante utilizza in chiave ritmica oltre che melodica. I brani in cui si può ascoltare lo scat sono di solito veloci e allegri e non di rado esso viene utilizzato in chiave grottesca e caricaturale.
Se ne attribuisce la paternità, o quanto meno la diffusione, a Louis Armstrong, verso la metà degli anni Venti e precisamente nel 1926, durante la registrazione di Heebie Jeebies con il suo gruppo “The Hot Five”; la leggenda dice che Luois Armstrong si trovò a dover improvvisare una parte della canzone con sillabe inventate perchè gli era caduto il foglio con le parole dal leggio. Leggenda, perchè sia lo stesso Armstrong che già altri da qualche tempo vocalizzavano le canzoni, ricercando con la propria voce quella qualità di improvvisazione che la potesse elevare a un livello strumentale.
Fra coloro che ne hanno sviluppato maggiormente le potenzialità vi sono Michele Hendricks, Cab Calloway, Ella Fitzgerald e Dizzy Gillespie.

Narada Michael Walden

Negli ultimi quattro decenni, Narada Michael Walden è stato un produttore discografico di successo, cantautore, artista e batterista che ha lavorato con Whitney Houston, Aretha Franklin, Mariah Carey e molti altri artisti. È stato tre volte vincitore del Grammy Award, incluso quello di Producer of the Year, e ha prodotto più successi per Houston di qualsiasi altro produttore.

Sebbene sia più noto per essere un grande produttore discografico, Walden è stato un cantautore di successo di grande successo che ha co-scritto un numero considerevole di successi pop/R&B classici. Ha co-scritto due successi numero uno: “How Will I Know” per Houston e “I Don’t Wanna Cry” per Carey. Ha anche co-scritto due dei più grandi successi di Franklin degli anni ’80, “Freeway of Love” (per il quale ha vinto il Grammy Award per la migliore canzone R&B) e “Who’s Zoomin’ Who”.

Il nome Narada gli fu attribuito dal guru Sri Chinmoy alla fine degli anni settanta. In carriera, nell’arco di tre decenni, ha ricevuto numerosi riconoscimenti fra i quali vari dischi d’oro e di platino. Ha svariato fra diverse tendenze musicali fra le quali: rock, jazz, pop, R&B e fusion. Fra i premi attribuitigli ricordiamo: Compositore dell’anno nel 1987; Album dell’anno nel 1993 per la colonna sonora del film The Bodyguard e Canzone dell’anno nel 1985 per Freeway of Love interpretata da Aretha Franklin. Figura anche nella Top ten dei produttori per il numero di hits piazzate in prima posizione.

INDEEP

Nativo di New York, il gruppo Indeep, fondato da Michael Cleveland autore dei brani, è il classico esempio di One Shot ed era noto per aver ingaggiato un forte disco-esque linea di basso e del primo compositore di testi hip hop  ed era sostenuto da due cantanti: Réjane Magloire e Rose Marie Ramsey. Nel 1983 il brano “Last Night a D.J. Saved My Life” tratto dall’omonimo album è l’unico testimone degno di nota e raggiunse la top 10 del R US & B e il n° 2 nel Club degli Stati Uniti così come i 15 migliori in Gran Bretagna ,  ed è stato certificato per il livello Gold vendita in Francia.

Il sound del gruppo è chiaramente intriso di riferimenti alla disco-music degli anni ’70.

Il gruppo riesce comunque a pubblicare nel corso degli anni ’80 una manciata di singoli tutti tratti dall’album: “When Boys Talk“, “Buffalo Bill” e soprattutto “The Record Keeps Spinning“, con suoni che si avvicinano sempre di più al rap. Nel 1991 viene pubblicato un Best of contenente 23 brani tra i più significativi della loro storia

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