“Venerdì in VINTAGE”

Con Dj Angelino

Benvenuti come ogni Venerdì nel mio angolo Revival in collaborazione con ZpZMHz. Oggi parlerò di due gruppi musicali e di un grande produttore del periodo anni 70 & 80,il primo gruppo sono i Boney M è stato fondato dal produttore Frank Farian nel 1975 e consisteva di quattro per origine caraibico artisti Inghilterra, Germania e Paesi Bassi: cantanti Marcia Barrett e Liz Mitchell, modello Maizie Williams e Bobby Farrell. Boney M. è noto per il suo mix di musica bianca e nera; il produttore è bianco e i cantanti sono neri. Inoltre, molte canzoni hanno uno sfondo nero (emancipatorio), come Niente più gang di catene dall’album Oceani di fantasia. Il gruppo prende il nome dal personaggio principale Napoleone “Boney” Bonaparte dall’omonimo australiano Serie detective Boney (1971-1972), di cui all’epoca il fondatore Farian era un grande fan.[Il gruppo ha avuto molti cambiamenti di membro (Liz Mitchell era l’unico membro originale rimasto). Uno dei membri, Claudia Barry, non si è accontentata di imitare le canzoni di Farian e ha lasciato il gruppo immediatamente a febbraio 1976, pochi giorni prima il gruppo avrebbe tenuto un concerto su una stazione televisiva locale in Saarbrücken. Liz Mitchell, ex membro del Les Humphries Singers è stato assunto come cantante. Farian è rimasta colpita dalla sua performance, quindi ha anche collaborato alla registrazione del primo LP di Boney M, Take the heat off

Le reazioni all’album sono state tiepide. Tuttavia, il gruppo ha continuato a esibirsi intensamente in discoteche, club e persino fiere annuali per costruire una reputazione. Il lp Toglimi il calore ha iniziato a vendere meglio e ha ottenuto un 8 ° posto nella classifica degli album. In Germania, tra gli altri, l’LP ha raggiunto il numero 1. La grande svolta del gruppo è arrivata nell’estate del 1976, poi il produttore musicale e televisivo Michael “Mike” Leckebusch di Radio Bremen ha invitato il gruppo al suo programma Musikladen. Boney M. è apparso 18 settembre nel suo programma dal vivo. Entro la fine della settimana successiva Daddy Cool al numero 1 delle classifiche tedesche. L’album ha avuto lo stesso successo. Oltre al successo con Boney M., il fondatore del gruppo, Frank Farian, ha dovuto affrontare molte critiche. Maizie Williams e Bobby Farrell, il volto maschile del gruppo, hanno fornito un input vocale minimo o nullo alla musica di Boney M. Quasi tutte le voci maschili e canzoni come Ballando per le strade e Ciao ciao uccello azzurro, furono cantate dallo stesso Farian. Ne seguirono conflitti tra Farrell e Farian. Nel 1978 Farian ammise di aver scelto Farrell solo per la sua personalità e lo speciale stile di danza. All’epoca dichiarò che ogni membro di Boney M. era sacrificabile, tranne Liz Mitchell.

Gli unici numeri su cui Bobby Farrell può essere ascoltato Boonoonoonoos (1981) e Canzone felice (1984). Tuttavia, Bobby ha effettivamente cantato ai concerti. Farian non ha avuto alcun input vocale in questo. Il microfono di Maizie Williams è stato spento durante i concerti. Questo è stato accolto da un coro composto da tre donne, tra cui Jacynth Mitchell, la sorella di Liz Mitchell.

Il secondo gruppo che voglio parlarvi sono i Santa Esmeralda Hanno fatto sognare tutto il mondo con la loro versione di “Don’t let me be misunderstood”. Ecco chi è il cantante dei Santa Esmeralda, Leroy Gomez. Sfornare hit mondiali e intramontabili non è proprio da tutti. Ma sicuramente lo hanno fatto i Santa Esmeralda quando, nel 1977, il mondo intero ballava sulle note della loro “Don’t let me be misunderstood“. Il brano, originariamente scritto per Nina Simone, è stato magistralmente reinterpretato dal gruppo franco-statunitensen portandolo in cima alle classifiche internazionali. Indimenticabile il frontman dei Santa Esmeralda, Leroy Gomez. Ecco tutto quello che sappiamo su di lui. Gomez è nato a Wareham, un comune degli Stati Uniti nel Massachusetts, l’8 luglio 1950 ed è ricordato da tutti per essere stato il cantante e frontman dei Santa Esmeralda, celebre gruppo anni ’70.

Leroy ha origini portoghesi e ha iniziato la sua carriera musicale come sassofonista nei Tavares, celebri rivali della band di Lionel Ritchie. Un inizio, insomma, non in prima linea bensì nelle retrovie. Leroy ha iniziato a farsi conoscere di più quando è diventato sassofonista di Elton John, una collaborazione che gli ha fruttato un grande successo. Tuttavia, la consacrazione definitiva è arrivata quando, a Parigi, ha conosciuto gli altri due componenti di quelli che sarebbero poi diventati i Santa Esmeralda.

Sulla nascita della loro hit “Don’t let me be misunderstood”, Leroy ha dichiarato: “Per me le chiavi che più delle altre hanno influito sul successo della canzone sono state l’arrangiamento di Don Ray (Raymond Donez), la chitarra flamenca di Jose Suc e il lavoro di chitarra elettrica di Slim Pezin. Tutti gli altri musicisti erano fantastici, ma questi elementi mi hanno dato l’ispirazione per riordinare la melodia di questo classico di Nina Simone e degli Animals. Il beat di flamenco era così diverso dall’originale che mi sono sentito libero di cantare la canzone a modo mio, creando quindi una nuova melodia.

Terzo e ultimo artista e un grande produttore il suo nome è: Marc Cerrone, conosciuto semplicemente come Cerrone, è stato uno dei re della disco music, a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta. La sua hit più famosa è stata “Supernature”, ma tutte le sue produzioni hanno definito un’epoca e nel corso degli anni seguenti i suoi sample sono stati riutilizzati da altri produttori per realizzare nuovi brani elettronici. E’ uscita anche in Italia “The Best Of Cerrone Productions“, una raccolta di 34 brani preceduta da “Supernature” ricantata da Beth Ditto e remixata da Alan Braxe. Lo abbiamo incontrato in occasione di una sua serata a Milano e siamo rimasti affascinati da un artista che ha fatto la storia della musica elettronica.Il resto della sua storia è nello studio che ha allestito nel suo lussuoso appartamento a Saint-Germain-des-Prés a Parigi: una grande sala dai soffitti alti con una vetrata affacciata sulle luci della Rive Gauche, alle pareti le foto di lui con chiunque, da Nile Rodgers (con cui insieme a Giorgio Moroder forma una specie di triade sacra della disco music) a Quincy Jones al Dalai Lama e un desk con un arsenale di computer e sintetizzatori.

È qui che Cerrone ha costruito il suo ultimo album DNA in uscita il 7 febbraio per Because Records, nove tracce di disco-house futuristica e strumentale che hanno già attirato i remix del collettivo francese Pardon My French e di due seguaci del sound alla Cerrone, Lindstrom e Prins Thomas. È stato lanciato dai due singoli a tema ambientalista Resolution e The Impact in cui ha campionato la voce dell’etologa Jane Goodall per lanciare un messaggio: «Ogni giorno creiamo un danno al nostro pianeta. Non abbiamo ereditato la Terra dai nostri genitori, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli. Se agiamo insieme possiamo iniziare a curare alcune delle ferite che noi stessi abbiamo creato».«Quella è la mia batteria», dice Cerrone indicando un kit di batteria elettronica al centro della sala. «Tutta la magia comincia sempre da lì. Sono stato il primo a mixare i pezzi con la batteria sempre in primo piano. Cosa dovrei fare? Io sono sempre stato e sarò sempre un batterista, se fossi stato un sassofonista ci avrei messo il sax. La batteria non è una macchina, non è una sequenza di beat, crea un ritmo che ti fa muovere sempre».Nato in una cittadina della Île-de-France fuori Parigi nel 1952 da una famiglia di italiani, Marc Cerrone è una scarica di energia. Capelli bianchi, maglietta nera e occhiali scuri, si alza continuamente e si esalta nel raccontare come è riuscito a creare un groove che prima non c’era. Gli piace anche immaginare la sua nuova carriera da dj: «Ho iniziato sei anni fa e non mi sono più fermato. Prima lo consideravo un insulto perché io sono un musicista, poi ho scoperto che è divertente. Ho chiesto un consiglio al mio amico David Guetta, mi ha risposto: “Dov’è la differenza? Non suoni dal vivo ma il pubblico ascolterà comunque la tua musica”. A Glastonbury all’inizio del mio set c’era pochissima gente. Mi sono chiesto: “Che ci faccio qui?”. Quando ho messo l’ultimo pezzo ho alzato la testa e ho visto 20 mila persone».ll titolo dell’album, DNA, è una definizione di genere: «È la mia natura, il suono degli anni ’70, ma anche la fine del mio nuovo percorso da dj».

Neanche lui sa spiegare l’eterna presenza della disco nella musica pop di oggi, da Calvin Harris a Dua Lipa, ma sa che generazioni di dj hanno preso ispirazione dalla sua combinazione irresistibile di suoni analogici e sequenze digitali, su tutti Dimitri from Paris e Bob Sinclair, che ha venduto un milione di copie con l’album tributo Cerrone by Bob Sinclair. «Sono il quinto artista più campionato al mondo, capisci? E quando qualcuno ha successo con un campione della tua musica, si fa al cinquanta per cento!».Si alza di scatto e prende una copia originale del vinile di Love in C Minor, il pezzo con cui è iniziata la sua carriera da predestinato. A soli 17 anni Cerrone convince il fondatore dei Club Mediterranée Gilbert Trigano a ingaggiare delle band per l’animazione dei suoi villaggi, diventa talent-scout di 40 Club Med nel mondo e suona con un strepitoso gruppo afro-rock, i Kongas. Nel 1972 arriva al Club Papagayo di Saint-Tropez e viene scoperto dal produttore Eddie Barclay che pubblica i due album dei Kongas, ma Cerrone ha già in mente di esordire come solista e usa i soldi che ha guadagnato per registrare e stampare a Londra un pezzo rivoluzionario. «Non volevo fare nessun compromesso con il music business, volevo fare musica da discoteca che avesse successo senza passare dalle radio». Love in C Minor è il pezzo che i dancefloor stanno aspettando: dura 16 minuti e 15 secondi, ha un giro di basso appoggiato su un arrangiamento di archi che crea la grammatica ritmica della disco music, una copertina strepitosa (Cerrone in pieno look anni ’70 in vestaglia nera con accanto una donna nuda) e una cascata ipnotica di voci femminili che simulano un orgasmo.

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