Artisti Italiani

Ad un concerto a Lignano Sabbiadoro ha spiegato che è un pezzo dedicato ad una ragazza friulana e che la canta solo a Milano, dove questa triste storia ha avuto luogo.Una canzone come questa è un pugno nello stomaco per la musica d’autore, per i benpensanti, per la destra e la sinistra insieme, usando un linguaggio durissimo che non si era mai sentito in una canzone. «L’eroina era considerata una droga di Stato. I ragazzi impegnati erano il nemico, trasformati in una generazione che rifiutava la vita e annullava la realtà, cercava il nirvana. Sembrava una trappola per toglierti di mezzo come individuo sociale. Ora si chiamano tossicodipendenti, ma allora erano solo drogati, non avevano nessuna assistenza, non c’erano comunità di recupero. In più lo Stato ti puniva, eri un fuorilegge, quando portavano un ragazzo in ospedale gli amici fuggivano per non essere portati in questura». La storia dell’amica con cui “studiavamo insieme/viaggiavamo insieme” è una persona reale, il cui tuffo nel vuoto Antonello documenta di persona, «volevo parlare di eroina ma con amore e amicizia», ma evidentemente racconta la storia di tanti altri coetanei, abbandonati a se stessi.La voce di Antonello, piena di pathos e sempre più in contrasto con l’ampiezza dell’arrangiamento pop – con un flauto e gli archi che ingentiliscono – porta fino alla fine questo viaggio nelle realtà che si evitano volentieri, che si preferiscono ignorare. Quella che è un’operazione coraggiosa, anche politica ma prima di tutto visceralmente umana, viene però accusata di sfruttare una tragedia per fare successo. Monta una bella polemica, inevitabile vista la popolarità dell’autore e del brano. Antonello si trova a vivere sulla sua pelle il paradosso dell’artista, ancora di più del cantautore di quegli anni: fare un singolo che è uno struggente lamento della perdita di una generazione consumata dall’eroina, può anche essere un successo?

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