Accadde oggi nel 1973 viene pubblicato il 6° album di David Bowie “Aladdin Sane”

Tre date sono elencate tra parentesi accanto al titolo di ‘Aladdin Sane’: (1913-1938-197?). Le prime due date fanno riferimento agli anni precedenti allo scoppio delle due guerre mondiali. Il terzo anno – con il punto interrogativo – è quando Bowie pensava che sarebbe iniziata la terza guerra mondiale. Beh, per fortuna non è successo nel 197? !!! Queste date sono stampate in modo diverso su varie versioni dell’album. Insieme a queste date viene stampato “RHMS Ellinis”, il nome della nave su cui Bowie ha scritto l’album. L’impressione dell’America di Bowie era scritta su tutto il viso, in rosso, bianco e blu. Il suo nuovo alter ego era schizofrenico, la faccia spaccata a metà da un fulmine. Le canzoni di Aladdin Sane  presentano la sua visione straziante degli Stati Uniti. Due sottili strisce bianche e polverose sotto il naso indicano le righe di coca che il suo nuovo personaggio principale, il successore di Ziggy, aveva consumato durante il suo viaggio.

GEORGE H. CHIRGWIN

Bowie ha “preso in prestito” il suo look fulmineo dalla star del Vaudeville George H. Chirgwin, noto come il Kaffir dagli occhi bianchi. Un giorno, mentre indossava la sua solita faccia nera, George Chirgwin ebbe qualcosa nell’occhio. Dopo essersi strofinato gli occhi, è apparso sul palco con il pubblico che scoppiava a ridere e lui non sapeva perché. In seguito, si è reso conto che il trucco della faccia nera era completamente sfregato via dai suoi occhi, quindi ha mantenuto questo aspetto come suo.*

Aladdin Sane è l’album che Bowie pubblica nel 1973 per consolidare il successo riscosso da Ziggy in Inghilterra, e per tentare la conquista degli States. Si tratta di un lavoro eterogeneo e proteiforme, composto durante il tour statunitense di Ziggy Stardust, ed ispirato a luoghi, ambienti e atmosfere degli States.
Meno compatto e coerente di Ziggy, e al tempo stesso più eccessivo e roboante, Aladdin Sane è un viaggio musicale difficilmente classificabile: vaga tra citazioni esplicite (Let’s Spend The Night Together) e implicite (Watch That Man) ai Rolling Stones, si imbelletta di atmosfere cabarettistiche romantiche e decadenti (Time), sfuma lungo intricate corse jazzy sulla tastiera del pianoforte di Mike Garson (la title track) o in struggenti ballate dai suoni latineggianti (la splendida Lady Grinning Soul), si ripiega in una sorta di nostalgico omaggio alla musica degli anni cinquanta e sessanta, di cui il nostro ruba ritmi, accordi, “topoi” musicali (è il caso delle due ballads Drive-in Saturday e The Prettiest Star), manifesta la sua anima più aggressiva in assalti rock-blues (The Jean Genie) in ritmi “neri” che fanno capolino qui è lì (Panic in Detroit), o in una pioggia di chitarre sature (Cracker Actor).
Bowie è in piena euforia da successo, e ciò traspare dai testi, che parlano di eccessi, di stelle in declino e di sesso comprato, di amori traditi e di fame di successo, di party senza fine, di droga e di alcool: un mondo di lustrini, di luci e di ombre, dove finzione e realtà si confondono.
Non è più l’aspirante-rockstar che immagina cosa voglia dire essere famosi, come in Ziggy Stardust. Piuttosto è lo specchio in cui si riflette l’immagine, un po’ confusa ed ebbra, di chi finalmente quel successo ha raggiunto.
Agli Spiders originali si aggiungono alcuni elementi nuovi, tra cui spicca il pianista Mike Garson, che arricchisce il suono con preziosismi pianistici che ancora una volta allontanano la musica di Bowie da qualsiasi cliché preconfezionato.
Aladdin Sane ebbe un successo trionfale in Gran Bretagna, e rimane uno degli album più amati nella lunga carriera di Bowie, oltre ad aver offerto alla storia del pop una delle immagini-icona più efficaci: la splendida foto di copertina dell’album, in cui il pallido viso di Bowie-Aladdin è ritratto, gli occhi chiusi, le labbra languidamente socchiuse, attraversato da un lampo blu e rosso: altro esempio di come Bowie abbia fatto del proprio volto e del proprio corpo un elemento essenziale della sua arte.

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